Insegnare Storia nell'istruzione e nella formazione professionale
ALCUNE RIFLESSIONI INTRODUTTIVE
La particolarità dei percorsi professionali
Come senz'altro sapranno i colleghi docenti nell'istruzione professionale, mentre il programma d'insegnamento d'italiano per il biennio iniziale dell'istruzione professionale è lo stesso di quello proposto per l'istruzione tecnica, per l'insegnamento della storia nel biennio iniziale i programmi sono completamente diversi sia per quanto attiene la scansione temporale, sia per ciò che riguarda l'impostazione nella proposta dei contenuti.
La diversa scansione temporale si giustifica con la diversa durata degli anni di studio del professionale, in questa scuola, infatti, alla fine del terzo anno gli studenti si diplomano (diploma di qualifica) e possono inserirsi nel mondo del lavoro (in realtà sono pochissimi gli studenti che abbandonano in terza, quasi tutti proseguono con il quarto e quinto anno). Questa impostazione (tre anni più due) ha reso necessaria una particolare impostazione dei programmi di storia: se infatti si considera il terzo anno come anno conclusivo, lo studio della storia per quest'anno deve essere dedicata al Novecento e, di conseguenza, lo studio dei periodi precedenti deve essere concentrato in due anni.
In quarta e quinta, poi, si propone una sostanziale ripetizione di quanto già fatto in particolare in quinta, dove si ripete il Novecento, l'unica diversità consiste nella proposta di alcuni moduli che in qualche modo facciano riferimento alla realtà locale e ai diversi indirizzi di studio (quelli che si definiscono moduli settoriali).
I nuovi programmi di storia per l'istruzione professionale
Per l’istruzione professionale il tema dell’insegnamento della storia è stato affrontato di recente, quale diretta conseguenza della radicale trasformazione attuata per l’istruzione professionale negli anni Novanta (mi riferisco al Progetto ’92). Prima della riforma non esisteva la materia "storia" nell'istruzione professionale, esisteva la materia "cultura generale" nella quale l'insegnante poteva prevedere degli studi di carattere storico. La rielaborazione dei nuovi programmi di storia iniziata nel 1992 si concluse in aprile del 1996, i programmi vennero quindi pubblicati sul Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale del 13 febbraio 1997. Nell’intenzione della commissione che si è occupata della revisione dei programmi si è cercato di porre rimedio ad una “situazione di gran confusione” relativa all’insegnamento della materia, così scrive il coordinatore e consulente scientifico della commissione prof. Ivo Mattozzi. Ora i nuovi programmi del 1997 dovevano porre fine alla situazione di caos venutasi a creare con l’attuazione del Progetto ’92 e la conseguente introduzione della materia “storia” nei piani di studio, fornendo ai docenti un preciso quadro di riferimento.
La commissione guidata dal prof. Mattozzi ha delineato il quadro di riferimento temporale per i tre anni di qualifica stabilendo la seguente scansione:
· Primo anno: dall’ominazione all’età moderna
· Secondo anno: dall’età moderna al ‘900
· Terzo anno: il ‘900
Si noti come la necessità di dedicare l’intero ultimo anno al ‘900 ha portato a concentrare nel primo anno di corso lo studio di:
in pratica il programma di due anni e mezzo degli istituti tecnici e dei licei !.
Una nuova proposta per lo svolgimento dei contenuti
Proprio la vastità del programma da svolgere ha indotto la commissione a proporre non lo svolgimento cronologico consueto degli argomenti, ma uno svolgimento tematico-modulare, per il primo anno sono previsti sette moduli tematici:
1. Avvio allo studio della storia
2. Avvio allo studio delle radici remote del mondo attuale
3. Popolamento della terra, ambienti, cultura materiale
4. Le formazioni economiche e sociali
5. Le organizzazioni politiche e giuridiche
6. Le visioni del mondo
7. Il mondo attuale tra passato e futuro
Nel modulo tematico si propone lo studio di quel particolare tema secondo uno sviluppo cronologico (un po’ come i corsi
monografici all’università). Vediamo ad esempio quali sono le indicazioni ministeriale per i contenuti del modulo N. 4 ("Le
formazioni economiche e sociali"):
4. LE FORMAZIONI ECONOMICHE E SOCIALI
ANTICHITA'
a) Preistoria. Società tribali, ambienti, risorse dal paleolitico al neolitico. Economie e società di "raccolta". Le prime società agricole.
b) La civilizzazione neolitica. Le città inde, mesopotamiche, cinesi; le città greche; le città mesoamericane; l'impero romano.
c) Le economie e le società schiavistiche. Modi di produzione. Rapporti di produzione. La villa. Stratificazione sociale. Guerre, economia, società. Poteri politici e schiavismo.
MEDIOEVO
d) La società feudale. Signoria fondiaria e signoria di banno.
Le gerarchie di funzioni e di potere. Le città europee medievali.
ETA MODERNA
e) L'economia-mondo capitalistica. Gerarchie economiche e spaziali. Forme di produzione e rapporti di produzione. La divisione territoriale del lavoro. Forme moderne di lavoro schiavistico e coatto. La funzione dello stato moderno. La funzione delle guerre. Le congiunture.
f) L'antico regime economico e sociale. La vita materiale nelle campagne e nelle città. Modelli di famiglia. L'economia di sussistenza. I cicli economici e le crisi cicliche. I privilegi e le libertà di ceti, di corporazioni, di comunità.
Naturalmente i libri di testo si sono subito adeguati a questa nuova impostazione, agevolati dalle precise indicazioni contenutistiche presenti nel programma ministeriale.
La mia esperienza d'insegnante di storia nell'istruzione professionale
I nuovi programmi di storia sono entrati a regime in tutte le classi dall’anno scolastico 1998/99, nessuno, però, si è preoccupato di verificare quale impatto questi hanno avuto nella pratica dell’insegnamento.
Ebbene la mia esperienza in qualità di docente di storia negli istituti professionali e le esperienze dei colleghi con i quali quotidianamente mi confronto mi consentono di poter dire che il risultato della nuova proposta dei programmi di storia, in particolare per la classe prima, è molto deludente, in particolare abbiamo notato come lo studio nei libri di testo che seguono le nuove indicazioni ministeriali sia particolarmente ostico agli studenti, tanto da rendere i libri quasi inutilizzabili, vediamo per quali motivi.
Le difficoltà che uno studente del professionale incontra nel seguire la nuova proposta nell'insegnamento della storia
Lo studente indirizzato alla scuola professionale non ha, normalmente, una predisposizione per lo studio delle materie “teoriche”, inoltre le sue conoscenze di base per storia, accumulate negli anni di studio precedenti, sono molto spesso superficiali e confuse (come dimostrano i test d’ingresso che proponiamo ogni anno), ebbene proporre secondo i criteri indicati dal ministero lo studio della storia comporta, proprio per la sua fragile preparazione di base, un completo fallimento. L’allievo non riesce a seguire la spiegazione dei contenuti del modulo tematico, perché manca di quelle conoscenze di base che gli consentirebbero di dare un significato a quanto sentito. Non può comprendere l’organizzazione politica delle Polis greca se non ricorda nulla dello sviluppo della civiltà greca. La confusione aumenta poi notevolmente quando passando da un modulo al successivo si ritorna, necessariamente, indietro nel tempo. Questo continuo saltare nello spazio e nel tempo ingenera nello studente un senso di smarrimento al quale egli risponde studiando in modo mnemonico, ma non arrivando ad una reale comprensione di quanto studiato.
I diversi tentativi per cercare di porre rimedio ad una situazione difficile
Per ovviare a queste difficoltà i diversi docenti hanno trovato soluzioni diverse: c’è chi cerca di far ricostruire l’argomento storico di riferimento (ad esempio la civiltà greca) indicando di studiare parti distinte del testo (ad esempio pp. 128-130, 64-65, 22-28, 161-165, ecc.) chiaramente una tale soluzione manca di continuità e omogeneità; altri dettano in classe o fanno fotocopie, con i conseguenti disagi; altri ancora si sforzano in tutti i modi di far comprendere l’argomento agli studenti mantenendo l’impostazione del libro con risultati assolutamente deludenti.
Una prima ipotesi di lavoro
Riassumiamo i termini del problema. Si tratta di proporre in due anni agli studenti dell'istruzione professionale, aventi normalmente una minor predisposizione per lo studio teorico, lo studio di un periodo storico che i compagni del liceo studiano in quattro anni (per tutti l'ultimo anno è dedicato allo studio del Novecento), coma fare ?
Per un periodo mi sono sforzato di seguire le indicazioni date dal ministero e ho proposto uno svolgimento dei contenuti secondo la struttura tematico-modulare che abbiamo visto, il problema è che i miei studenti non riuscivano a seguirmi e soprattutto non riuscivano a seguire il testo in adozione, costruito sulla struttura tematico-modulare, ricordo in particolare la confusione relativa agli spazi e ai tempi che un tale approccio portava.
Proprio da questa difficoltà è nata l'esigenza di una nuova proposta che si basa su un assunto piuttosto semplice: se il programma di storia, in particolare per la classe prima, è così vasto, perché non proporre agli studenti, anche in base alle loro abilità (esigenze, interessi, ecc.) quei moduli che affrontino i momenti più significativi del percorso dell’uomo per i periodi studiati. Perché voler affrontare un poco di tutto creando solo confusione, diventa molto più efficace uno studio concentrato su pochi argomenti significativi, svolti in modo approfondito; si consideri poi che gli studenti hanno la possibilità di studiare anche gli altri argomenti nella classe quarta (dove in qualche modo si riprendono i temi della storia antica e medioevale) e quinta (ricordo che più del 95 % degli studenti prosegue gli studi dopo il diploma di qualifica)
Marino Martignon - Tutti i diritti riservati